Gli Sforza duchi di Milano

Con Francesco Sforza (1401-1466) ebbe inizio nel 1450 la reggenza del ducato della città di Milano da parte della famiglia Sforza che si sostituì così a quella dei Visconti. Già nel 1425 il duca di Milano Filippo Maria Visconti chiamò Francesco al suo servizio, ma soltanto dal 1431 ebbe la fortuna di averlo stabilmente presso di sé con la promessa di dargli in sposa la figlia Bianca Maria, come in effetti fece nel 1441.

Nel 1447 alla morte di Filippo Maria Visconti i milanesi formarono un governo comunale e istituirono la Repubblica Ambrosiana (1447-1450) che però si vide costretta a subire le pressioni esterne soprattutto da parte della Repubblica Veneta. Francesco, chiamato a difenderli contro Venezia, riuscì a prevalere sia sulle armi dei veneziani che sulle ragioni dei reggitori pubblici e, dopo un assedio, nel 1450 riuscì a prendere Milano che in seguito gli confermerà la dignità ducale, trasmissibile ai suoi discendenti. Con l’avvento del duca Francesco Sforza ordine e prosperità regnarono nel principato e la politica degli Stati italiani dopo la pace di Lodi del 1454, con la quale si composero le inimicizie che l’acquisto del ducato gli avevano suscitate, fu indirizzata, per opera dello Sforza e dei Medici di Firenze, alla conservazione della pace e dell’equilibrio.

Quando, nel 1464, il duca Francesco conquistò la città e lo Stato di Genova, divenne sovrano assoluto di una buona parte dell’attuale Italia del nord, avendo il dominio del ducato di Milano, del ducato di Parma e Piacenza, di tutto lo Stato di Genova e della Corsica. Un’accorta politica verso i problemi del ducato di Milano gli permise di superare l’aggravio economico che pesava sulla popolazione per le lunghe guerre sostenute. A questa stabilizzazione dell’economia interna corrispose la realizzazione di edifici come l’Ospedale Maggiore del Filarete (1457) e la riedificazione del castello sforzesco demolito quasi per intero durante gli anni della Repubblica Ambrosiana. Francesco fu quindi anche figura di mecenate, accogliendo alla sua corte filosofi e letterati, alcuni dei quali, come il Filelfo, composero opere a lui dedicate. Inoltre sotto il suo ducato venne introdotta a Milano e in Lombardia l’arte della stampa, che fu incoraggiata anche dai suoi successori.

Da Bianca Maria Visconti ebbe, tra gli altri figli, Galeazzo Maria futuro duca di Milano, Guido Ascanio cardinale, Ludovico il Moro e Ippolita sposata ad Alfonso II divenuto poi Re di Napoli. Tra i figli naturali va ricordato Sforza II capostipite dei Conti di Borgonovo e Polissena data in moglie a Sigismondo Pandolfo Malatesta signore di Rimini. Nel 1466 Galeazzo Maria Sforza (1444-1476) successe al padre Francesco al ducato di Milano, ma la sua reggenza fu interrotta dopo dieci anni da una congiura interna alla sua corte che ne decretò l’eliminazione. Tra la numerosa discendenza spicca la figura di Caterina Sforza (m. 1509) che, nel 1477, sposò Girolamo Riario, nipote di Sisto IV e Signore di Imola, poi investito dallo stesso Pontefice anche della Signoria di Forlì. L’amministrazione di Girolamo portò la popolazione di Forlì alla rivolta e, nel 1488 all’uccisione dello stesso Girolamo.

Proprio in quei drammatici momenti emerse la figura di Caterina che, in occasione dell’assedio subito per la conquista della cittadella, dimostrò il carattere e la personalità di un condottiero, non cedendo al nemico in attesa di rinforzi esterni. L’appoggio arrivò da parte di Ludovico il Moro e l’ordine venne ristabilito in città. In seguito Caterina dimostrò buone capacità di governo, ma nulla potè nel gennaio del 1500 quando il Duca Valentino, su ordine di Alessandro VI Borgia, dopo essersi impossessato delle terre e della città prese anche la rocca e catturò Caterina che venne poi imprigionata a Roma. Liberata nel 1502 si trasferì a Firenze dove sposò Giovanni de’ Medici. La successione al ducato di Milano affidata al giovane Giovanni Galeazzo Maria Sforza (1468-1493) fu in realtà l’occasione che Ludovico Maria Sforza detto il Moro (1451-1510), fratello di Galeazzo Maria, cercava per poter attuare il suo programma di ascesa al ducato.

Cosa questa che gli riuscì ufficialmente nel 1494, quando l’imperatore Massimiliano accordandogli l’investitura del ducato, manifestò a sua volta un atto di supremo dominio sul medesimo. Le pretese di Ludovico che coinvolgevano anche il Regno di Napoli, nella figura di Isabella d’Aragona, sposa del duca Giovanni Galeazzo, contribuirono non poco all’instabilità di gran parte dell’Italia e all’intervento di Carlo VIII Re di Francia, da Ludovico medesimo chiamato per la conquista del Regno di Napoli. Lo stesso Regno di Francia, nelle figure di Carlo VIII prima e Luigi XII poi, fu il maggior nemico del Moro. L’impresa della conquista del ducato di Milano che non riuscì a Carlo VIII, fu infatti portata a compimento dal suo successore Luigi XII che entrò in Milano il 6 Ottobre 1499.

Ludovico il Moro fu fatto prigioniero, condotto in Francia e rinchiuso nella torre di Loches nel Berrì dove morì nel 1510. La permanenza di Ludovico il Moro alla signoria di Milano coincise con un momento particolarmente fervido della vita culturale della città. Ciò derivò dalla volontà di Ludovico di radunare, intorno alla sua corte, quanti più esponenti si poteva, delle lettere e delle arti. Tra gli altri artisti al servizio del Moro ricordiamo Leonardo da Vinci che giunse a Milano già nel 1482 e che realizzò, durante la sua permanenza nel ducato opere di inestimabile importanza. Nel 1490 Ludovico il Moro sposò Beatrice d’Este figlia di Ercole I duca di Ferrara ed ebbe da lei Massimiliano (1491-1530) e Francesco (1495-1535) che, tra il 1512 ed il 1535 recuperarono la signoria di Milano. Beatrice morì di parto nell’anno 1497 perdendo il feto. Tra i figli naturali di Ludovico il Moro avuti in seguito da Lucrezia Crivelli va ricordato Giovanni Paolo, capostipite dei marchesi di Caravaggio.

Testo di Fausto Pace