Ascanio Sforza

Seppure non si possa dire che con Ascanio Sforza (1455-1505) si creassero le condizioni per l’inserimento della famiglia Sforza nell’ambiente romano, pure dobbiamo considerare che egli fu il primo di una serie di ecclesiastici di tale famiglia che riuscirono ad assumere cariche molto importanti che spesso permetterono loro di rimanere nella città, accanto alla sede pontificia. In alcuni casi le stesse cariche consentirono l’acquisizione di beni immobili, come accaduto per l’attuale palazzo Sforza-Cesarini un tempo adibito a Cancelleria Apostolica.

La carriera di Ascanio, che non fu il primo prelato della famiglia, subì alterne vicende, spesso legate a quelle dei duchi Sforza di Milano. Nel 1479, quando Ludovico divenne governatore di Milano, Ascanio poté rientrare dall’esilio perugino e nello stesso anno gli venne conferito da Papa Sisto IV il Vescovato di Pavia. Nel 1480 fu, dallo stesso Ludovico, esiliato a Ferrara, essendo egli di parte ghibellina, ma dopo la riconciliazione avvenuta nel 1482 Ascanio rimase sempre molto vicino alla persona e agli interessi di Ludovico.

Tra il 1484 ed il 1505, anno della sua morte fu titolare anche dei vescovati di Novara, Cremona e Pesaro e, nel 1484 fu creato cardinale del titolo dei Ss. Vito e Modesto.Nel 1492 Alessandro VI (Rodrigo Borgia) gli conferì la carica di Vicecancelliere di S.R. Chiesa. L’investitura fu forse frutto dell’appoggio che Ascanio diede a Rodrigo in occasione della sua elezione al soglio pontificio, avvenuta in quello stesso anno. In realtà l’atteggiamento del Pontefice verso Ascanio e la sua famiglia fu in seguito di aperta ostilità. Tra l’altro, nel 1499 Alessandro VI, facendo lega con il Re di Francia, contribuì all’occupazione del ducato di Milano ed alla definitiva uscita dalla storia italiana di Ludovico il Moro, allora signore della Città. Lo stesso Ascanio fu fatto prigioniero, condotto in Francia e rinchiuso nella torre di Borges, dove rimase sino al successivo conclave del 1503.

La partecipazione a questo conclave gli fu permessa soprattutto per intervento del Cardinal d’Amboise che sperava di salire al soglio pontificio con l’appoggio del cardinale stesso. L’episodio dell’entrata in Roma del cardinale Sforza fu vissuto come un evento dalla città e dalla popolazione che gli testimoniò il suo attaccamento acclamandolo lungo le strade che questi, nell’occasione, percorse. Nel suo “Diario” il Burcardo descrisse questo percorso che, dalla Porta del Popolo, passando per via di Ripetta e via Recta (attuale via dei Coronari) e transitando vicino alla chiesa di S. Celso, portava il cardinale alla sua sede, cioè al palazzo della Cancelleria Apostolica. Ascanio detenne la carica di vicecancelliere sino all’anno della sua morte avvenuta nel 1505, essendo anch’egli stato colpito dalla peste che in quell’anno afflisse Roma.

La salma del cardinale è conservata in S. Maria del Popolo, per espresso volere di Papa Giulio II che gli fece erigere un sepolcro adeguato alla sua figura. Il mausoleo, realizzato da Andrea Sansovino e situato nel coro, dietro l’altare maggiore, è uno dei più belli e grandiosi che esistano a Roma.

Testo di Fausto Pace