aneddoti1 L'ultimo reastauro

Come è noto il graffito è una vera e propria tecnica di decorazione parietale, usata in Italia soprattutto tra il XVI e il XVII secolo per arricchire le facciate ed i cortili degli edifici con una decorazione a chiaroscuro. Questa tecnica, per la resistenza alle azioni atmosferiche tipica dei semplici materiali murari utilizzati, risultava preferibile rispetto alle decorazioni dipinte in uso nello stesso periodo ma più deteriorabili.

Il graffito viene eseguito mediante la sovrapposizione di due o più strati di intonaco di vario colore e composizione sulla base dell'effetto che si intende raggiungere: monocromo, bicromo o policromo. La tecnica a graffito presente sulle pareti del cortile di Palazzo Sforza Cesarini, è quella di una decorazione bicroma dai toni scuri per i fondi e chiari per l'ornato in rilievo.
I graffiti si possono far risalire alla fine del XV inizio XVI secolo. Queste decorazioni percorrono l'intera lunghezza delle due pareti: nel lato sud sono presenti sul II ordine mentre nel lato sud-est sono presenti, sia nel II ordine, che nel III ordine.
Prima dell'intervento di restauro i graffiti mostravano un cattivo stato di conservazione e risultavano assai poco leggibili, venendo meno alla funzione di abbellimento e decoro che avevano in origine.

Il restauro eseguito sui graffiti presenti sulle pareti del cortile interno di Palazzo sforza Cesarini è stato di due tipologie. Un primo intervento è stato di tipo conservativo al fine di risanare e conservare l'intonaco (sia nelle parti originali, sia in quelle rifatte), ma il solo intervento conservativo non restituiva però ai graffiti l'aspetto di una decorazione ben leggibile nel decoro ed omogenea per colore e tecnica: così spiccavano  in maggior misura le zone non originali, le quali si presentavano come grandi “toppe” scure dal colore rosso o grigio.

Per questa ragione, al fine di ridare unità all'opera, è stato necessario un intervento di tipo estetico che ha permesso di restituire ai graffiti la loro funzione originaria di abbellimento e decoro.

Infatti, nonostante la perdita in molte zone della tecnica originale a graffito, è stato possibile riproporre la decorazione in quanto essa presentava disegni ripetitivi e modulari facilmente e fedelmente riproducibili. Allo stesso tempo si è cercato di rendere riconoscibili da vicino le parti originali eseguite con la tecnica del graffito rispetto a quelle rifatte che sono semplicemente decorate.

La decorazione a finte bugne riproposta sul I ordine della parete sud e sud-est risale probabilmente all'intervento di restauro e rifacimento del cortile interno di Palazzo Sforza Cesarini, diretto dall'architetto Pio Piacentini alla fine del XIX secolo. Trattandosi di un disegno geometrico e ripetitivo è stato possibile, attraverso alcune tracce presenti sulle pareti e all'attenta osservazione della fotografia del restauro dell'arch. Piacentini (presente nell'annuario di architettura conservato presso la biblioteca di Palazzo Venezia a Roma) riproporre fedelmente tale decorazione.

Tratto dal Catalogo Palazzo Sforza Cesarini, De Luca Editori D'Arte, dal Cap.: Palazzo Sforza Cesarini in Roma di Raffaella di Marsciano.
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