i cavalierati



IL CAVALIERATO AURATO E GLI ALTRI PRIVILEGI CONCESSI DALLA CASA SFORZA CESARINI
(testo di Gloria Salazar)

La famiglia Sforza di S. Fiora divenuta Sforza Cesarini con il matrimonio di Federico Sforza con Livia Cesarini avvenuto nel 1697, subentrava in tal modo a quest’ultima nel privilegio concesso da Papa Paolo III Farnese, con Breve del 14 aprile 1539, che aveva conferito ad essa la delega Pontificia per la creazione di Cavalieri aurati e Conti palatini: …utuntur, potiuntur, et gaudent, ac uti potiri, et gaudere libere et licite possint concedenti; nec non quoscumque milites auratos et comites palatinos…[i]; nonché Protonotari Apostolici, Notari, Giudici e Dottori, e la facoltà di legittimare i bastardi.[ii]
Tale privilegio veniva confermato alla famiglia dai successori di Papa Paolo III: Giulio III, Gregorio XIII e Sisto V[iii].
Del Breve di concessione sono presenti nell’Archivio Sforza Cesarini varie versioni, anche volgarizzate; in esso si trovano conservate anche le suppliche per ottenere il Protonotariato , il Dottorato ed il Cavalierato dello Speron d’oro[iv].
L’ Archivio, che si trova depositato dal 1992 presso l’Archivio di Stato di Roma con il nome di Fondo Sforza Cesarini, è piuttosto vasto, contiene infatti, oltre ai documenti della famiglia Sforza Cesarini, anche carte delle famiglie  Savelli – compresa la Curia, o Tribunale, dei Savelli -, Peretti, Conti e Mattei, che vi confluirono per matrimoni[v].
Le suppliche volte all’ottenimento dei privilegi oggi rintracciabili nell’archivio risalgono alla metà del XVIII secolo, anche se gli Sforza - e prima di loro i Cesarini - si erano avvalsi delle loro facoltà anche precedentemente. Questi  avevano la prerogativa di concedere, con ampia autorità,  numerosi benefici, ma ne elargirono solo alcuni e non tutti con la stessa frequenza. Ad esempio il titolo di Abate fu conferito per l’ultima volta nel 1797 al Vicario Generale dell’Arcivescovo di Vienna[vi], ed il Notariatus  nel 1802[vii].
 Oltre che dai vari Stati Italiani preunitari, le istanze provenivano da tutti i paesi in cui risiedessero dei cattolici: Francia, Germania, Austria, Spagna, Polonia, Portogallo, Inghilterra, Irlanda, Scozia, Cecoslovacchia, Ungheria, Svizzera, Olanda, Malta, Russia, Principato di Monaco, Albania, Isole dell’Egeo e talvolta anche dalle Indie Occidentali (Martinica, Messico, Cuba, Guatemala, Cile, Brasile), dalle Indie Orientali, dall’America ed anche da Gerusalemme.
Nel registro 105 dei Privilegi[viii] accanto al nome degli Investiti è indicato, in alcuni casi, anche il nome di colui o colei che aveva presentato il candidato, persone note alla Cancelleria che raccomandavano i loro protetti. ad esempio: la Contessa de la Rochefocauld;  la Principessa Sciarra; la Duchessa d’Harcourt; la Duchessa d’Angiò; l’Abbè de Sambucy; il Principe di Canosa; il Duca di Poli; D. Emmanuele Ruspoli; D. Benedetto Barberini; l’Ambasciatore d’Austria presso la Santa Sede; il Console Svizzero presso la Santa Sede; il Console di Napoli presso la Santa Sede; il Confessore della Regina di Spagna e molti altri.
Tra questi presentatori figurano i nomi di varie autorità religiose, a conferma di come la gerarchia cattolica non fosse affatto ostile nei confronti dei Privilegi concessi dagli Sforza. Tra questi ricordiamo nel 1820 il Padre Priore de’ Camaldolesi ed il P[adre] Procu[rato]re G[enera]le Spag[nol]o de’ Domenicani[ix]  e fra gli altri i seguenti Cardinali: il Cardinale Litta nel 1819; il Cardinale  Hoeffelin nel 1821 e nel 1823; il Cardinale Riario nel 1823[x].
 Le suppliche che più frequentemente si incontrano alla fine del secolo XVIII sono volte all’ottenimento del Protonotariato e del Dottorato; dopo la Restaurazione vi è invece un incremento delle istanze per ottenere il Cavalierato aurato. Questo fu anche conseguenza del provvedimenti adottati da Pio VII nel 1815 nei confronti del Protonotariato[xi].
La cancelleria Sforza ribadiva nel 1825 a margine di una richiesta respinta: E’ necessario l’attestato del proprio Vescovo, che dica espressamente esser degno del Protonotariato, ed inoltre che sia Dottore, richiedendosi tutto questo dalla recente Costituzione di Pio VII alla quale non si può derogare[xii].
La Costituzione alla quale si riferiva la missiva era con ogni probabilità il Breve con il quale Papa Pio VII nel 1815 aveva revocato la subcollazione a Collegi, Facoltà ed Enti, ma non agli Sforza Cesarini, come erroneamente affermarono taluni autori[xiii]. Né aveva, il Pontefice, separato il titolo di Conte palatino da quello di Cavaliere aurato[xiv] come affermarono tal altri[xv]. Perchè se alla famiglia fossero stati realmente revocati i privilegi, sarebbe stato inverosimile che trovandosi nella stessa città della sede Apostolica, fosse stato loro consentito per tanti anni – fino cioè al 1841 – di continuare impunemente ad abusare della facoltà di elargire onorificenze[xvi].
I requisiti necessari per ottenere il Protonotariato venivano precisati dalla stessa Cancelleria Sforza che spiegava quale fosse: …le document qu’on recherche par la nouvelle constitution du Pape, c’est a dire le certificat du propre Eveque, dans lequel on atteste, que le d[ict]e Ecclesiastique est d’une famille ou noble ou honnete, qu’il a au moins 25 ans, qu’il est Docteur au Theologie ou au Droit civil et canonique, qu’il est de bon moeurs, qu’il a une rente annuelle au moins de 200 ecus romains ou au biens patrimonieux (sic), ou au biens Ecclesiastique, enfin que il le avoit (sic) digne de cette decoration…[xvii]
Ad un dato momento la Cancelleria Sforza Cesarini, ritenne quindi di dover precisare formalmente quali fossero tali requisiti, grazie ai quali si poteva aspirare ad uno dei privilegi[xviii]:
Per il Protonotariato Apostolico :
I) Testimoniale del proprio Vescovo, in cui si dichiari espressamente e non implicitamente, essere il Petente degno della richiesta onorificenza.
II) Prova legale di esser provveduto o di beneficio ecclesiastico vitalizio, o di rendita particolare sufficiente a sostenere decorosamente la distinzione a cui aspira.
Per il Cavalierato dell’Insigne Ordine dello Speron d’Oro:
I) Fede di Battesimo in prova tanto della nascita nella Religion Cattolica, quanto de’ legittimi natali.
II) Testimoniale del Vescovo della propria Diocesi pei Sacerdoti, o pei Secolari, delle competenti autorità civili, comprovanti buona ed onesta condotta politica e morale.
III) Prova autentica di nobiltà di famiglia congiunta a congrua rendita.
IV) In mancanza di assoluta nobiltà, derivazione da civile[xix] famiglia congiunta a rendita signorile stabile né proveniente da impiego o traffico attuale.
V) Potrà supplire ai due numeri precedenti la prova di esercitare e professare per eccellenza le arti liberali, o di essere autore di utili invenzioni, o di erudite opere letterarie.
Per le Lauree Dottorali:
I) Fede di Battesimo, e Testimoniale del proprio Vescovo, o delle autorità Civili, a senso dei  N. I. II. del   precedente articolo.
II) Attestato degli studj in cui si richiede il  grado Dottorale in Università, Licèo, Scuola pubblica, ed anche particolare, purché approvata.
III) In mancanza dei documenti richiesti nel precedente Numero, supplirà la prova legale di essere stato il candidato eletto e prescelto a cariche ed impieghi che presuppongono tali studj.
Nel  Ristretto delle spedizioni de Privilegi che si fanno in ciascun mese da S. E. P. il Sig. Duca D. Filippo Sforza Cesarini incominciando dal dì 30 giugno 1749[xx], un registro in cui sono annotati i rendiconti dal 1749 al 1775, risulta anche la nota distinta di quanto si paga ciascun privilegio che si spedisce dall’Ec[cellentissi]ma Casa Sforza Cesarini.
Priv[ilegi]o di Protonotariato Ap[osto]lico          (ducati)       8 : 60   
Priv[ilegi]o di titolo di Abbate                                    “           8 : 60
Priv[ilegi]o di Dottorato in Utroq[ue] J[u]re            “           8 : 60
Priv[ilegi]o di Dottorato in Teolog[i]a                      “           8 : 60
Priv[ilegi]o di Dottorato in Filos[ofi]a                      “          8 : 60
Priv[ilegi]o di Dottorato in Medic[in]a                     “          8 : 60
Priv[ilegi]o di Cavalierato                                         “          8 : 60
Come si può intuire, anche se il costo dei Diplomi variò nel corso degli anni, gli Sforza non lucrarono più di tanto sulle onorificenze. Vi furono casi particolari in cui i Duchi Sforza giunsero perfino ad elargire a titolo gratuito i privilegi, condonando tutte le spese[xxi].
Per quel che concerne il Protonotariato, una conferma si ha dall’istanza inoltrata nel 1817 dal Sacerdote D. Carlo de Liguori de’ Principi di Presiccio (sic), nipote dell’allora Beato Alfonso, il quale essendo stato eletto Cappellano del Tesoro di S. Gennaro, [doveva] essere insignito della qualifica di Protonotario Apostolico, di quelli però che concede il Duca Cesarini per evitare la spesa della Segreteria de’ Brevi[xxii].
Da ciò se ne può dedurre che le concessioni avevano valore equivalente, la sola cosa che le distinguesse era la maggior onerosità di quelle concesse dalla Santa Sede, rispetto a quelle della Cancelleria Sforza Cesarini[xxiii].
Gli stessi Vescovi caldeggiarono l’onorificenza per i loro rappresentanti, ed esistono attestati di vari Cardinali, ad esempio: il Cardinale Falzacappa Vescovo di Albano[xxiv] ed il Cardinale Canale. Un esempio di sollecitazione del Privilegio da parte delle autorità ecclesiastiche straniere si ebbe nel 1820 dal Padre Procuratore Generale Spagnolo dei Domenicani, per ottenere un Protonotariato …pro executione… dell’Arcivescovo del Guatemala[xxv].
Tra gli aspiranti al Protonotariato vi furono numerosi membri dell’aristocrazia non solo italiani[xxvi]  ma anche stranieri come il Conte Ladislao Esterhazy nel 1806 e Taddeo Josepho Conte del S.R.I. de et in Trautmansdorf et Weisenberg[xxvii], vari furono, poi, i prelati appartenenti all’Ordine di Malta, tra questi ricordiamo il Cappellano con la Croce dell’Ordine Gerosolimitano di Malta: Fra’ D. Giuseppe Havranek di Praga nel 1756 [xxviii] e D. Lorenzo Muscas Cappellano Magistrali Sacrae Religionis Hierosolymitanae nel 1796.[xxix]
Un altro privilegio concesso dalla Casa Sforza era quello del Dottorato; anche tra gli aspiranti ad esso troviamo i membri di aristocratiche famiglie, soprattutto italiane[xxx]. Tra questi vi furono anche degli Ecclesiastici, ad esempio: il Vicario Generale del Vescovo di San Miniato; il Vicario Foraneo della Diocesi di Pisa e quello della Diocesi di Camerino; l’Arciprete e Prima Dignità della Cattedrale di Civita Castellana e quello della Collegiata di S. Maria di Serra dei Conti; un Cappellano Regio, nonchè un Cappellano Ordinis S. Ioannis Hyerosolimitani[xxxi].
Per quanto riguarda il Cavalierato dello Speron d’oro va rilevato, in primis, che gli Sforza Cesarini erano usi concederlo contestualmente al titolo di Conte Palatino. Dalle suppliche presenti nell’Archivio appare evidente come si trattasse di un onorificenza molto ambita e tenuta in gran conto, per lo meno fino agli anni trenta dell’ottocento. Ciò si può dedurre anche dai nomi di coloro che ne fecero istanza, e questo non solo perché …Pio IV dichiarò nobili i Cavalieri Aurati e volle la nobiltà perpetuata nella discendenza…[xxxii] e di regola gli studiosi ritennero, quindi, che il titolo di Conte palatino ed il Cavalierato dello Speron d’oro fossero titoli primordiali di  nobiltà[xxxiii].
Infatti, le domande provenivano quasi esclusivamente da membri di nobili famiglie, sia degli antichi Stati italiani[xxxiv] che degli altri Stati europei, i quali non ambivano certo ad alcuna promozione sociale, molti di essi appartenevano infatti all’alta aristocrazia europea; vi furono tra gli altri anche dei Pari di Francia, un Maitre d’Hotel du Roi[xxxv] (di Francia), il Comandante dei Cavalieri Reali e Uxier de camera del Re di Spagna[xxxvi] ed un Consigliere di S. M. il Re di Polonia. Molti furono gli insigniti di altri ordini cavallereschi, ad esempio: l’Ordine Gerosolimitano (di Malta); l’Ordine del Santo Sepolcro; l’Ordine del Cristo; l’Ordine di S. Michele di Sua Maestà Cristianissima; l’Ordine nobile du Phenix de Hohenlohe, l’Ordine Meritis Leonis de Holstein Limbourg; L’Ordine Reale e Militare di S. Luigi, l’Ordine Reale della  Legion d’Onore, l’Ordine del Giglio di Francia; l’Ordine del Leone del Belgio, l’Ordine di S. Gioacchino e  l’Ordine di Carlo III.
La documentazione prodotta, consisteva spesso in un attestato o testimoniale, opera talvolta delle autorità civili: dei decurioni, del Sindaco – soprattutto per i candidati francesi -, del collegio dei nobili della città in cui risiedeva l’aspirante, o dei Corpi militari a cui questi apparteneva, ma più spesso del Vescovo. Questo perché, come apprendiamo da una minuta di lettera conservata nell’Archivio,  un …documento si ricerca per ottenere dalla Ecc[ellentissi]ma Casa Cesarini il cavalierato dello Speron doro (sic), ed è la Testimoniale del Vescovo, nella quale si dica che il Sig. … è persona di buoni costumi, che vive con proprietà e decenza avendo un cospicuo patrimonio, e che perciò lo crede degno ed in grado d’avere la decorazione del Cavalierato dello Speron doro (sic) il Sig. Duca Cesarini suol conferire. Questo … un poco ampliato ed abbellito è sufficiente…[xxxvii]
Per tale ragione sono moltissimi gli attestati ad opera dei Vescovi presenti nelle istanze; per citarne solo alcuni, possiamo ricordare: Gio Maria Marchese Castelvetri, Vescovo di Reggio Emilia nel 1749; il Cardinale Luigi Ruffo Scilla, Arcivescovo di Napoli nel 1817; il Cardinale Pietro Gravina, Arcivescovo di Palermo nel 1817; Ferdinando Mattei, Arcivescovo di Rodi e Vescovo di Malta…Crucis S. Joannis  Jerosolimitani, nel 1815; il Cardinale Carlo Oppizzoni, Arcivescovo di Bologna nel 1817; Spiridione de’ Conti Feroli, Arcivescovo di Urbino nel 1817; Aloisio Lambruschini, Arcivescovo di Genova nel 1820; Ferdinando Minucci Arcivescovo di Firenze nel 1839. In queste Testimoniali il Vescovo specificava come il candidato: …dignum esse obtinendi a Sede Apostolica aliquam decorationem
Fra gli autorevoli attestati prodotti vi sono anche quelli ad opera del Duca di Louxenbourg, Sigismond Montmorency General des Armées de Sa Majeste il Re di Francia, nel 1817, e del Cardinale Ludovico Principe de Rohan, nel 1818. Talvolta i candidati presentavano le proprie credenziali su copie a stampa. Altre volte esibivano la stessa documentazione prodotta per essere ricevuti nell’Ordine di Malta, infatti numerosi furono i Cavalieri di Malta insigniti dello Speron d’oro. [xxxviii] Tra i più rappresentativi ricordiamo D. Ugolino Thoma Cambi florentino Magno Priore Ordinis Hierosolymitani nel 1805 [xxxix]; e nel 1819 di Augusto Viè de Cesarini, Commendatario dell’Ordine Gerosolimitano e Priore Insulato S. Joannis … Balii in Salliis[xl].
Di aspiranti cavalieri che, invece, fornissero come prova le qualifiche previste dal quinto punto delle norme, ve ne furono pochi: alcuni musicisti, qualche letterato, qualche architetto, qualche pittore, uno scultore, ed un inventore, ma non tutti videro soddisfatta la loro petizione. Per dare un’idea di quelle che, tra queste suppliche, vennero accolte[xli] vale la pena di citare la concessione nel 1822 del cavalierato a favore di Gaetano Donizetti Eximio Musices Professore [xlii]. Il Cavalierato aurato venne concesso nel 1836 anche a Tommaso Minardi Chiarissimo Presidente dell’Accademia di S. Luca[xliii].
 Bisogna ricordare che gli stessi Pontefici si erano avvalsi della facoltà di decorare del Cavalierato artisti di fama, ad esempio Piranesi che ebbe il Cavalierato da Clemente XIII nel 1767 e Mozart che lo ricevette da Clemente XIV nel 1770[xliv].
A titolo di curiosità si segnala - e ci si chiede se si tratti di una semplice omonimia - come tra le suppliche indirizzate al Duca Sforza Cesarini ve ne sia una, volta all’ottenimento del Protonotariato e del Cavalierato dello Speron d’oro, datata 1760 a nome di Giacomo Girolamo Casanova di Padova[xlv], quando il ben noto Giacomo Casanova - il cui nonno materno si chiamava proprio  Girolamo[xlvi] -, che da principio aveva intrapreso la carriera ecclesiastica, ed era divenuto Abate prendendo nel 1741 gli ordini minori, affermava nelle sue Memoires di essere stato creato Cavaliere dello Speron d’oro da Clemente XIII in quello stesso 1760[xlvii].
Per ciò che concerne la trasmissibilità ai discendenti del Cavalierato, vi fu chi chiese delucidazioni in merito: Si desidera sapere qual stile si tiene in Dataria, quanto al pagamento, in occasione che un Privilegio personale com’è Cavalierato E[questre], si perpetua nella Famiglia. Se insomma qual spesa sia, se tal Privilegio si concede personale, e quale sarà, se si vuole prole et successoribus. In calce al quesito si trova una notazione marginale in risposta che chiarisce: In Segreteria de’ Brevi il solo titolo di Conte Palatino si concede perpetuo nella Famiglia[xlviii], onde personale si paga Ducati 18, perpetuo Ducati 36. Seppoi sono più persone in egual grado, per ogni persona si cresce ducati 4…Segue un’ulteriore notazione che specifica come Presa poi successivamente una più scrupolosa informaz[ion]e si ebbe in risposta non potersi concedere perpetuo dall’Ecma Casa, al quale effetto si vorrebbe nel Breve Pontificio una espressa dichiaraz[ion]e speciale; e quanto al più darsi lasciasse correre onde in avvenire si accordi più[xlix]. Soprassedendo dall’analisi dell’effettivo tenore del Breve Pontificio di concessione, si trae però la conclusione che fino ad un dato momento – a torto o a ragione – la Cancelleria Sforza ritenne di poter concedere, e forse concesse, se non il Cavalierato, probabilmente il titolo di Conte palatino con trasmissibilità ai discendenti.[l]
Lo stretto rapporto esistente tra la Santa Sede e la Casa Sforza è testimoniato da alcune suppliche, rivolte direttamente al Papa ed in prevalenza provenienti dall’estero, che, non solo nel XVIII secolo[li], ma ancora nel XIX  - come ad esempio nel 1818 la petizione dello spagnolo D. Josè Belzuule y Guzman che …solicita que Su Santitad (Pio VII) se digne concederle la Cruz de la Espuela de oro[lii], ed un’altra giunta dal Belgio nel 1820 -, venivano, evidentemente, rigirate dalla Cancelleria Pontificia a quella degli Sforza Cesarini, nel cui archivio si trovano ora conservate[liii].
La ragione per la quale nello stesso tempo la Santa Sede assunse una posizione intransigente nei confronti delle legittimissime onorificenze concesse dagli Sforza Cesarini – che sino a quel momento aveva riconosciute come equivalenti a quelle della Segreteria de’ Brevi [liv]-, non è chiara, ma senz’altro ad un certo momento qualcosa dovette mutare[lv]. La situazione, comunque, appariva alquanto contraddittoria, sia perché, come abbiamo visto, molti pretendenti al Cavalierato vennero presentati da autorità religiose locali, ma anche perché gli stessi Consoli Pontifici non solo continuarono fino alla fine a redigere degli attestati per aspiranti Cavalieri[lvi], ma in numerose occasioni fecero istanza loro stessi per ottenere il Cavalierato dello Speron d’oro[lvii].
Anche i Diplomatici stranieri accreditati presso lo Stato Pontificio, tra i quali ad esempio l’ambasciatore d’Austria nel 1821[lviii], il Console di Napoli nel 1817 e nel 1818[lix] ed il Console Svizzero nel 1820[lx], furono presentatori di alcuni Cavalieri. Alcuni tra loro,  inoltre, vennero decorati del Cavalierato aurato, come accadde nel 1823 a D. Joanne Cassio Svetorum Regis Consule apud S. Sedem[lxi]; nel 1825 a Nicola Ignazio Negri Vice-Console austriaco in Nicea,[lxii] ed a Tomaso Cascino Proconsole in Sicilia del Re d’Inghilterra – il cui presentatore fu il Console Pontificio in Sicilia-[lxiii]; ed infine nel 1828 a Pietro de Mejan Console Generale del Re di Svezia a Parigi[lxiv].
L’unica protesta formale della Santa Sede rinvenuta nelle Buste venne scritta dal Cardinale della Somaglia ed indirizzata Al Sig. Niccola (sic) Ratti Procuratore del Sig. Duca Sforza Cesarini Dalle Stanze del Vaticano li 27 Marzo 1825. Son giunti al Cardinal Decano Segretario di Stato nuovi reclami e da Spagna, e da Francia contro l’abusiva collazione d’ordini Cavallereschi, e di titoli, che si fa a nome del Suo Costituente Sig.[nor]e Duca Cesarini. La cosa è portata ad un punto che que’ due Governi ricusano di più permettere a chicchessia d’insignirsi delle decorazioni dell’Ordine dello Speron d’oro, e del titolo di Conte Palatino. Ella deve avere tutta la premura perché si sostenga il decoro di si fatte distinzioni, altrimenti diverrà così vile tal mercanzia, che lungi dall’essere d’ornamenti, sarà una prevenzione poco favorevole per chi ne porterà le insegne. Il Cardinal sottoscritto non dubita, che questa sua rimostranza produrrà l’effetto bramato, e dispenserà così il Ministero di Sua Santità dal prendere determinazioni più efficaci, alle quali sebbene con rincrescimento sarebbe altrimenti obbligato di ricorrere, ed in questo incontro dichiara a V. S. Ill.ma le proteste della sua vera stima.[lxv]
Fino ad allora, però, i governi avevano riconosciuto l’onorificenza senza complicazioni[lxvi], come è possibile intuire dall’assenza di lamentele in tal senso nell’archivio Sforza Cesarini. L’unica lettera in cui si  richiedesero delucidazioni sull’effettiva validità della decorazione, reperita tra i documenti relativi ai privilegi, risulta scritta nel 1856[lxvii].
Inoltre i governi stranieri non avevano fino a quel momento effettuato particolari distinguo tra i privilegi concessi dalla Santa Sede e quelli concessi dalla Casa Sforza Cesarini, come è testimoniato da una lettera giunta dalla Francia nel 1818: Je suis instruit qu’il a etè addressè tout-recemment, a la Grande Chancellerie de l’Ordre Royal de la Legion d’honneur, un diplome de Chevalier de l’Eperon d’or, delivrè par M. le Duc de Sforce Cesarini. Ce diplome se trouvent avoir etè graté; on en infèra qu’il etoit faux; en consequence on en suspendit l’autorisation et on ecrivit à M. l’Ambassadeur de France à Rome, pour prendre des renseignement à cet egard. Voilà encore un fait qui demontre evidemment la necessitè pour M. le Prince-Duc, comme pour Sa Saintete, d’avoir ici un Agent, dans leur interet, comme dans celui de l’Ordre. Cet Agent examineroit, d’abord, les demandes; les mettroit en regle d’apres les instructions qu’on lui auroit donnèes; il les passeroit ensuite a M. le Duc, ou a Sa Santeitè...[lxviii]. La Cancelleria seguì l’invito ad avvalersi di un Agente.
Non tutte le petizioni, come si può intuire, trovarono soddisfazione. Esiste, infatti, un fascio di Documenti per Diplomi richiesti e non accordati[lxix]. In alcuni casi sono conservate anche delle notazioni della stessa Cancelleria, come nel caso del Cav. Giò Batta de la Motte alla cui istanza …mancano le condizioni richieste…[lxx]. Il Signor Ratti, Segretario del Duca, era uso respingere le domande scrivendo agli interessati…di non poterli favorire[lxxi].
Non solo le istanze potevano venire respinte, ma anche i privilegi, una volta concessi, potevano essere revocati. Di qualche caso rimane traccia nei registri dei Privilegi, il nome del beneficiato si trova cancellato ed a margine vi è una nota della Cancelleria che recita, ad esempio: Fu ritirato come non degno e cassato il Diploma dopo che si riebbe da Napoli per mezzo dell’E[minentissi]mo Caracciolo[lxxii]. Un altro genere di notazione che si trova a margine di qualche nomina è la seguente: non ebbe effetto[lxxiii].
Alla fine la Casa Sforza Cesarini - che già dal 1817 si poneva il problema di non entrare in conflitto con la Santa Sede: …il Cavalierato … possiamo sospenderlo, anche per evitare un certo con la Seg[rete]ria di Stato…[lxxiv] - “tirò, ulteriormente, le redini”, come appare da una lettera datata 1831 nella quale il Canonico Michelangelo Luciani scriveva alla Cancelleria…con dispiacere rilevo le opposizioni insorte adesso per disposizioni Supreme nel rilasciare Diplomi di Cav[alier]e dello Speron d’oro…[lxxv].
Con la morte, avvenuta nel 1832, del Duca D. Salvatore Sforza Cesarini Savelli Peretti Cabrera Bobadilla Conti, unico figlio maschio del Duca D. Francesco e di D. Gertrude Conti, i rapporti della famiglia Sforza Cesarini con la Santa Sede mutarono in peggio, tanto che nel 1836, il Duca Lorenzo Sforza Cesarini, succeduto a D. Salvatore, era costretto a rispondere ad una presentazione del Cardinale Camerlengo Galleffi volta all’ottenimento del Protonotariato Apostolico per un suo protetto: E’ per me un onorevole piacere il poter servire l’Ecc.za Vostra qualunque volta me ne procuri favorevole occasione, ed il suo raccomandato sperimenterebbe gli effetti di tali sentimenti, s’io non ne fossi ora impedito dal trovarmi in termini tali da non prevalermi delle prerogative della mia famiglia. Spero fra breve però di essere alfine delle mie controversie, ed allora potendolo liberamente mi farò un dovere di aderire ai desideri dell’Ecc.za Vostra…[lxxvi].
Questo cambiamento era, probabilmente, anche dovuto al fatto che l’attuale Duca era succeduto al precedente dopo una discussa vertenza giudiziaria.
Infatti l’eredità del  Duca D. Salvatore – figlio di D. Francesco e di D. Gertrude Conti -, il quale non aveva avuto figli dalla moglie Elisabetta dei Marchesi Cusani, era passata in casa Torlonia per volontà dallo stesso Salvatore Sforza, che l’aveva destinata alla sorella Anna, sposata al Duca di Bracciano. Per l’esattezza l’eredità era stata lasciata al figlio di questi ultimi, come è inequivocabilmente affermato nel Registro 104 dei Benefici Diversi, che contiene le Nomine di Beneficj varj conferiti dal Duca di Bracciano D.n Marino Torlonia per tutto il lasso di tempo ch’egli amministrò il patrimonio dell’Ecc.ma Casa Sforza come tutore di suo figlio D.n Giulio istituito erede dalla Ch[iara] Me [moria] Duca Salvatore Sforza Cesarini…[lxxvii].
Dall’anno 1832 all’anno 1836 l’eredità rimase nelle mani dei Torlonia, come testimoniano gli inventari dell’Archivio Sforza Cesarini, nel quale è conservato il Registro degli Ordini tratti da S. Ecc[elle]nza Sig.ra Duchessa Anna Sforza Torlonia[lxxviii], ma nel 1836 essi dovettero rinunciarvi perché il possesso venne rivendicato da Filippo Montani, fratello dell’ultimo Duca. Questi, infatti, era figlio di Gertrude Conti, moglie di D. Francesco e madre di D. Salvatore Sforza, ma, come ella stessa avrebbe avuto a dichiarare, sarebbe nato da una relazione da lei avuta con l’ufficiale russo Carlo Marchall, quando già da sei anni ella viveva – seppur sotto lo stesso tetto – separata dal marito[lxxix]. E’ interessante notare come un Giovanni Carlo Marschall ex Borussia fosse stato decorato del Cavalierato aurato il 25 ottobre 1805[lxxx], due anni prima che nascesse colui che sarebbe divenuto Duca con il nome di Lorenzo Sforza[lxxxi].
La Sacra Rota però, forse per arginare la potenza della Casa Torlonia,  risolse la controversia a favore del Montani,  stabilendo la… massima che il figlio di donna coniugata nato sotto il tetto del marito è figlio di quest’ultimo[lxxxii]. Le parti addivennero quindi ad una transazione il giorno 5 Settembre 1836[lxxxiii]. Cosicché Filippo Montani, in seguito riconosciuto dalla Congregazione Araldica Capitolina, il 17 gennaio 1854, duca e nobile romano[lxxxiv], prese nome e titoli dell’ultimo Duca, e tramutò il proprio nome di battesimo in quello di Lorenzo[lxxxv].
Ma il nuovo Duca non vide la fine delle… controversie che gli rendevano impossibile elargire onorificenze, nel modo da lui auspicato. Ovvero, egli dal 1836 aveva ripreso a concedere tutti i privilegi[lxxxvi], ma questo stato di cose non fu duraturo.  Infatti  Papa Gregorio XVI, dopo aver consentito la successione nei beni e nei titoli della Casa Sforza Cesarini, evidentemente non volle consentire anche quella nei Privilegi, che, senz’altro, alla Santa Sede conveniva accentrare presso di se[lxxxvii]. Così, con Breve del 31 ottobre 1841[lxxxviii], firmato dal Cardinale segretario di Stato Lambruschini[lxxxix] – il quale, per inciso, aveva egli stesso stilato vari attestati per aspiranti cavalieri, quando era ancora Arcivescovo di Genova[xc] -, adducendo come motivazione …che moltissimi nei tempi decorsi vi furono aggregati… giunse a stabilire che …a conservarne il lustro dell’Ordine stesso decretiamo, che quelli soltanto debbano tenersi per cavalieri di quest’Ordine, i quali con simile diploma pontificio vi furono aggregati, e ch’essi soltanto potranno portarne le antiche insegne. Quindi dichiariamo, che tutti gli altri in qualunque altro modo a quello ascritti, d’oggi in poi non possano in alcun conto appartenervi, e perciò li dichiariamo decaduti da qualsivoglia privilegio di portare pur anco le antiche insegne dell’Ordine…Per nulla ostanti…la regola Nostra e della Cancelleria Apostolica intorno al non potersi togliere un diritto acquisito …
Tralasciando di valutare l’effettiva efficacia di questa risoluzione, va sottolineato che il Papa prese un’ulteriore provvedimento; colse, infatti, l’occasione per revocare  …a chiunque, di qualsivoglia ordine, grado e condizione il privilegio di concederlo (lo Speron d’Oro) quantunque avessero ottenuto il privilegio stesso dai Romani Pontefici Nostri predecessori…derogando espressamente a tale effetto le Bolle del Pontefice Paolo III…(14 aprile 1539)…e successori…Dichiarando…che queste in avvenire non abbiano nessun valore [xci].  In questo modo veniva colpita proprio la Cancelleria Sforza Cesarini[xcii], l’ultima che avesse ancora mantenuto tale privilegio[xciii].
 

[i] Archivio di Stato di Roma, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 79 n.28, n.29; Busta 847 n. 39

[ii] id.id.

[iii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 79

[iv] Le suppliche per ottenere tali privilegi sono conservate in undici faldoni, detti Buste, dei quali non esistono indici, mentre le onorificenze che furono realmente concesse dalla Casa Sforza Cesarini si trovano annotate in due registri, anch’essi privi di indici: uno dei Cavalieri, Protonotari e Dottori ed uno dei Privilegi. Il Registro 104 (Parte I etichetta rettangolare) dei Cavalieri, Protonotari e Dottori, contiene le nomine fatte dal 1836 al 1841 da Lorenzo Sforza; Registro 105 dei Privilegi contiene le nomine dal 1796 al 1828. Alcuni registri, ovvero i Registri dei privilegi, concessioni di titoli ecc. 1612, 1613, 1614, 1615, che riguardano le nomine fatte tra il 1727 ed il 1795, sono inventariati, ma – pur non risultando mancanti – non sono reperibili. Per il periodo che va dal 1829 al 1836, corrispondente agli ultimi anni di vita del duca Salvatore Sforza Cesarini ed alla successione Torlonia, non esiste documentazione che comprovi l’elargizione di onorificenze, benchè, probabilmente, venne effettuata. In alcune Buste si trovano documenti non inerenti ai Privilegi, ad esempio un carteggio riguardante la nomina di Francesco Sforza a Gentiluomo di camera con esercizio fatta dal  Re di Spagna nel 1804[iv], e le Nomine di Cappellani e Laurea (sic) Dottorale relative ad un Beneficio goduto dalla famiglia nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore[iv] oltre ad alcune ricevute relative all’Amministrazione di casa Sforza[iv] e a qualche opera teatrale e componimento poetico dedicati ai Duchi.
[v] “L’archivio si compone di due parti. (La) I Parte (nn. 1-1622/5)  E’ la parte contenente i documenti più antichi e considerata più importante dalla famiglia…” ( Archivio Sforza Cesarini: Istruzioni per l’uso degli Strumenti di ricerca e la consultazione). Attualmente i sussidi a corredo del Fondo sono – particolarmente per ciò che riguarda la I Parte -: 2 grandi volumi di indici antichi; 2 rubriche alfabetiche; 1 registro di concordanze tra segnature antiche e segnature nuove; 6 fascicoli dell’ordinamento attuale diviso in I parte etichetta rettangolare e II parte etichetta ovale.
[vi] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 105 de’ Privilegi, p. 22 n. 13 concessione al Conte Giovanni Battista van Halle
[vii] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 105 de’ Privilegi, p. 45 n. 367 concessione ad Ignazio Palaudavics.

[viii] Registro in cui sono annotati i privilegi realmente concessi.

[ix] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro de’ Privilegi 105, p. 145, n. 1683

[x] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro de’ Privilegi 105:  p. 144, n. 1674;  p. 145, n. 1683;  p. 140, n. 1609;  p. 155, n. 1848;  p. 159, n. 1975; p. 160 n. 1992.

[xi] de Festi C., Sull’0rigine, istituzione e prerogative dei conti palatini e dei cavalieri aurati, in Giornale Araldico Genealogico, 1885, pp.105-114
[xii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 216

[xiii] Brunetti C., Privilegi dei Cavalieri aurati o dello Speron d’oro, in Rivista Araldica 1904; Pasini Frassoni F., Considerazioni sui Titoli nobiliari e sugli Ordini Equestri Pontifici, in Rivista Araldica 1914

[xiv] Mannerone C., Quesiti Araldici: Breve di Pio VII sulla Contea Palatina, in Rivista Araldica 1936, p.378; de Zeininger H.C., Quesiti Araldici: Breve di Pio VII sulla Contea Palatina, in Rivista Araldica 1936, p. 422; Dall’Onda C., Quesiti Araldici: Breve di Pio VII sulla Contea Palatina, in Rivista Araldica 1936, p. 29.

[xv] Mannucci S., I conti palatini, Firenze, 1914; Mannucci S., I Conti Palatini, in Rivista Araldica 1908; de Festi C., Sull’0rigine, istituzione e prerogative dei conti palatini e dei cavalieri aurati, in Giornale Araldico Genealogico, 1885, pp.105-114; Orlandini U., La Milizia Aurata o l’Ordine dello Speron d’oro, in Rivista Araldica 1914;  Arnone C., Ordini Cavallereschi e Cavalieri, Milano, Ciarrocca, 1954; Mistruzzi di Frisinga C., Trattato di diritto nobiliare italiano, Vol.II p.125.

[xvi] Ciò è confermato dal fatto che le ultime concessioni di Cavalierato furono dispensate dagli Sforza Cesarini nel 1841, anno del Breve Pontificio che revocava definitivamente tale facoltà a chiunque ne avesse ancora facoltà ed ad essi in particolare.
[xvii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 217

[xviii] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 209, Foglio a stampa, sine data.

[xix] Apparteneva ad una civile famiglia chi, come richiedeva la Cancelleria Sforza, aveva un certo censo senza … esercitare arte meccanica o mercantile…(A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 213) e viveva more nobilium, ossia, per dirla con le parole di un aspirante al Cavalierato aurato chi…si tratta alla foggia de’ nobili… (A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 215, supplica di D. Eugenio dei Baroni d’Alena).

Per il “more nobilium” cfr.: Norme per la ricezione nel Sovrano Militare Ordine di Malta nelle classi II e III per la Venerabile Lingua d’Italia, Gran Priorato di Lombardia e Venezia, Venezia, 1978, La prova nobiliare per “centenaria prescrizione”, par. 8, art. 41; Caracciolo del Leone, La nobiltà derivante dal dottorato, in Rivista Araldica 1937, p. 316; Mistruzzi di Frisinga C., Trattato di diritto nobiliare italiano, la nobiltà di carica, V. III, pag. 46.

In vari Stati preunitari - ad esempio il Ducato di Modena ed il Regno di Napoli - quella civile fu una delle classi di nobiltà legalmente riconosciute, cfr. MARCANTONIO CARACCIOLO DEL LEONE,  Nobiltà e Titolature nobiliari, in “Rivista Araldica” , 1939.

[xx] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 216

[xxi] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 215; Registro 105 dei Privilegi, p. 69 n. 629 nomina di D. Giuseppe Zannoni , fatta su segnalazione dello stesso Duca Sforza Cesarini; p. 58 n. 451 eccetera; p. 61 n. 488; p. 68 n. 617

[xxii] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 213

[xxiii] Pasini Frassoni F., Considerazioni sui Titoli nobiliari e sugli Ordini Equestri Pontifici, in Rivista Araldica 1914

[xxiv] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 215

[xxv] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare Registro 105 dei Privilegi, p. 145 n. 1683

[xxvi] Tra essi ricordiamo membri delle famiglie: Guidobono Cavalchini, Ferretti, Piscicelli, di Capracotta, Spinola Orsini, Incisa; Ruspoli; Capece Scandito; Capece Minutolo; Pignone del Carretto, etc.
[xxvii] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 216

[xxviii] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 216

[xxix] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare Registro 105 dei Privilegi, p. 2 n. 10

[xxx] Ricordiamo tra questi: il Conte di Campello; il Conte Castracane; Camillo dei Conti Caetani; Ugolino Bourbon del Monte; il Marchese Cavalletti, etc.
[xxxi]A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 216, istanza del 1779 di Michelangelo Danieli.
[xxxii] Raffaelli F., Dell’Ordine Equestre della Milizia Aurata, in Giornale Araldico Genealogico 1874, pp.247-250; Angeli L., Memorie storiche sull’antichità ed eccellenza dell’Ordine Aureato ossia dello Speron d’oro, Roma, ed. Antonio Mugnoz, 1841.

[xxxiii] Gli studiosi che si dichiararono a favore della trasmissibilità della nobiltà furono i seguenti: Mistruzzi di Frisinga C., Trattato di diritto nobiliare italiano, Vol. I pp. 115; 117; Bertucci T., I Titoli nobiliari e cavallereschi pontifici; Arnone C., Quesiti araldici: Conti palatini in Rivista Araldica 1937, pp. 38-39; Arnone C., Ordini cavallereschi e cavalieri, Milano, Ciarrocca, 1954, p. 82; Carreri F., Dei Conti palatini, in Rivista Araldica 1903, pp. 5-14,  80-84, 173-179; Bascapè G. C., L’Ordine di Malta e gli Ordini Equestri della Chiesa nella storia e nel diritto, Milano, Ceschina, 1940; Brunetti C., Privilegi dei Cavalieri aurati o dello Speron d’oro, in Rivista Araldica 1904;  Palmieri A., L’Ordine dello Speron d’oro, in Rivista Araldica 1905; Cinquetti G., Brevi cenni storici su gli Ordini Equestri nazionali, pontifici, sammarinesi e magistrali, Verona, 1936; Gheno A., Gli Ordini Equestri Pontifici, in Rivista Araldica 1905, pp. 234-238; Padaglione C., Programma delle livree, in Giornale Araldico XV. Contrari si dimostrarono: De Festi C., Sull’Origine dei Conti palatini e dei Cavalieri aurati, in Giornale Araldico Genealogico 1885, p. 107; Gorga D.V., Quesiti Araldici: Conti Palatini, in Rivista Araldica 1934; Mannucci S., i Conti Palatini, Firenze, 1914; de Zeininger H.C., Essai sur l’Ordre de l’Eperon d’or, in Rivista Araldica 1935; de Zeininger H.C.; Contribution à l’histoire des comtes palatins du Latran, in Rivista Araldica 1937.

[xxxiv] Ricordiamo tra essi membri delle famiglie: Hercolani nel 1765; Sersale nel 1810;  nel 1814: Marazzani Visconti e Capece Zurlo; nel 1816: Grimaldi di Limosano, Papè di Valdina e Ferretti; nel 1823  degli Oddi,  Imperiali di Francavilla e Bentivoglio; Bartolini Salimbeni nel 1827, etc.
[xxxv] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 217, istanza del Conte d’Aymery del 1818

[xxxvi] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 105 de’ Privilegi, anno 1826,  p. 172 n. 2110 Cavalierato aurato concesso a D. Antonio Mendoza

[xxxvii] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 216

[xxxviii] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 217, istanza di Giovanni Cristoforo Gritsch del 1779

[xxxix] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 105 de’ Privilegi p 65 n. 564

[xl] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 105 de’ Privilegi p. 137 n. 1556

[xli] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 105 dei Privilegi: p. 158 n. 1944.

[xlii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 216

[xliii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 104 dei Cavalieri, Protonotari e Dottori, p. 1 verso, n. 8

[xliv] de Zeininger H. C., Contribution  à l’histoire des Ordres de Chevalerie pontificaux, in Rivista Araldica 1939, p. 174 nota 4.

[xlv] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 207

[xlvi] Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, vol. XXI voce Casanova Giacomo e vol. XLV voce Farusi Zanetta

[xlvii] de Zeininger H. C., Contribution  à l’histoire des Ordres de Chevalerie pontificaux, in Rivista Araldica 1939, p. 174 nota 5

[xlviii] Il Conte de Zeininger affermò che anche il Cavalierato aurato venne concesso in via ereditaria, almeno in due circostanze a lui note, da S. Pio V  nel 1571 e da Urbano VIII nel  1635. cfr. de Zeininger H.C.; L’Heredité dans les Ordres de chevalerie, in Rivista Araldica 1937, p. 376 nota 4.

[xlix] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro de’ Privilegi, foglio sciolto.

[l] Il Codice Nobiliare e Araldico italiano liquidò la questione della trasmissibilità del titolo di Conte palatino stabilendo all’articolo 34 dell’Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano del 1943:…il Titolo di Conte Palatino non è rinnovabile e non è trasmissibile senza disposizione risultante dal Diploma di concessione. Non si riconoscono le concessioni di questo Titolo fatte a favore di un determinato Collegio o per delegazione perpetua del Papa o dell’Imperatore, salvi gli effetti dei riconoscimenti già avvenuti.

Questa  disposizione si dimostra, se non altro, gravemente iniqua; infatti mentre ammette la validità delle concessioni effettuate dai delegati qualora queste siano state riconosciute nel passato, rifiuta in toto di  per il futuro la validità di analoghe concessioni per le quali non sia stato ottenuto precedentemente un riconoscimento.

Secondo il Mistruzzi di Frisinga questa norma è quindi nulla e priva di effetto giuridico.

L’illegittimità di questa disposizione è evidenziata anche dal contrasto con lo Statuto Carolo-Albertino, che come Statuto fondamentale del Regno d’Italia non poteva venir modificato. Questo all’articolo 79 garantiva, infatti, il mantenimento dei titoli nobiliari a coloro che ne hanno diritto.

Inoltre l’art. 34 generalizzando, non teneva conto di molte variabili, ad esempio delle differenze che intercorrevano tra il titolo Comitale palatino di nomina Imperiale e quello di nomina Pontificia.

La posizione adottata in materia dal Sovrano Militare Ordine di Malta è più cauta, subordina infatti il riconoscimento ad un’analisi delle modalità di concessione del titolo: La concessione ereditaria del titolo di Conte Palatino Pontificio, conferisce la nobiltà generosa solo se congiunto all’attribuzione del Cavalierato Aurato. Le concessioni dei delegati del Papa devono essere vagliate con assoluta severità, accertando in particolar modo se l'attribuzione in via ereditaria del titolo e la nobilitazione rientravano nei poteri delegati al concedente. In caso di concessioni a sudditi di stati non dipendenti dal Papa occorre la prova della ottenuta esecutorietà nei singoli Stati. (Norme per la ricezione nel Sovrano Militare Ordine di Malta nelle classi II e III per la Venerabile Lingua d’Italia, Gran Priorato di Lombardia e Venezia, Venezia, 1978, Massimario nobiliare: Concessioni della nobiltà ereditaria e dei titoli sul cognome o su predicati allodiali od onorifici, par.3 art.13).

Questa disposizione dell’Ordine non tiene, però, conto di taluni aspetti della questione, alcuni dei quali riguardano direttamente la Cancelleria Sforza. Prima di tutto che il titolo ereditario di Conte palatino pontificio era per sua stessa definizione trasmissibile. Quindi che, per quanto voluto dai Papi – come viene ribadito da numerosi studiosi -, sia dal titolo personale di Conte Palatino che dal Cavalierato aurato di delega Pontificia, derivava la nobiltà ereditaria per i discendenti. Infine che le concessioni del titolo di Conte Palatino e di Cavaliere dello Speron d’oro largite dai delegati Pontifici – e tra questi soprattutto gli Sforza Cesarini -, avevano lo stesso valore di quelle concesse dal Pontefice in persona e come tali erano riconosciute dalla Santa Sede e dagli altri Governi preunitari.
[li] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 214, Supplica del Cappellano Pietro Antonio Seifrid di Madrid nel 1782

[lii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 216

[liii]A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare,  Busta 213; Busta 214

[liv] Mistruzzi di Frisinga, Trattato di diritto nobiliare italiano, Vol. II p. 124

[lv] Marino G., Sull’antico privilegio della famiglia Cesarini, in Rivista Araldica 1961, pp.221-222

[lvi] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 215, ricordiamo il Console Generale Pontificio in Napoli D. Tommaso Ferro, nel 1816 e nel 1820 il Console Generale nei Regni di Andalusia e del Mare Oceano, Giuseppe Maria Giove – il quale chiese successivamente il Cavalierato dello Speron d’Oro anche per se stesso e per il Vice Console di Alchesira: Demetrio Asani - ed il Console Generale per la Santa Sede presso S.M. il Re di Sardegna nel Ducato di Genova, Giovanni Pisani, nel 1829 il Console in Sicilia Giacomo Filippo Pizzorno e nel 1839 il Console Generale Pontificio Domenico Albertarij

[lvii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 104 dei Cavalieri, Protonotari e Dottori, nel 1796, il Conte Emmanuele Secchi Vice-Console Pontificio in Portu in Spagna [lvii] il Conte Stefano Marsucco[lvii]; D. Antonio Pio Casabassa Console Illmi D.ni Papae in Tarraconae in Spagna nel 1802[lvii]; D. Andrea Le Roy, Hispalensi Vice Consule Pontificio – il quale era stato presentato dal Segretario del Cardinale Bertazzoli - nel 1824[lvii];  ed infine il Console Pontificio in Malta Emanuelle (sic) Lanzon, ancora nel 1838.

[lviii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 105 de’ Privilegi, p. 154 n. 1849

[lix] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare Registro 105 de’ Privilegi p. 111 n. 1120; p. 130 n. 1408

[lx] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare Registro 105 de’ Privilegi p. 148, n. 1740, n. 1741; p. 149 n. 1755, 1756, 1757; p. 150, n. 1771

[lxi] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare Registro 105 de’ Privilegi p. 160 n. 1983

[lxii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare Registro 105 de’ Privilegi p.177 n. 2196

[lxiii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare Registro 105 de’ Privilegi p. 167, n. 2025

[lxiv] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare Registro 105 de’ Privilegi p. 176 n. 2169

[lxv] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 217

[lxvi] Come è dimostrato da un diploma originale di Cavaliere aurato e Conte Palatino del 1817 a favore di D.Giovanni Nunziante di Sarno Visto da questo Consolato Generale del Regno delle Due Sicilie in Roma (Diploma di Cavaliere dello Speron d’Oro e Conte Palatino a  favore di Giovanni Maria Nunziante di Sarno. Archivio di casa Nunziante, Salerno).

[lxvii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 104 dei Cavalieri, Protonotari e Dottori, lettera datata Roma 4 Marzo 1856, del Dottor Ermanno Brandeis di Argovia, acclusa alla nomina del medesimo, n. 47 del 20 Febbraio 1840…j’ai appris dans le tems (sic) que certaines contestation s’etaient elevées entre Votre Grace et la Saint Siege sur les privileges et les droits appartenant à Votre Illustre famille de conferer la decoration de l’Eperon d’or. Je supplie Votre Grace de ne pas me regarder comme indiscret, si je viens vous demander aujourd’hui, Monsieur le Duc, si je puis bien legalement faire usage de la distinction ….

[lxviii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 105 de’ Privilegi, Lettera inserita all’interno del Registro.

[lxix] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 209

[lxx] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 214

[lxxi] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 214

[lxxii] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 105 dei Privilegi, Diploma di Cavalierato dello Speron d’oro del 1816 a favore del Nobile Nicola Tadini.

[lxxiii] A.S.R, Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 105 dei Privilegi p. 68 n. 616, p. 58, n. 451; p. 58 n. 453.

[lxxiv] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 217

[lxxv] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 217

[lxxvi] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 214

[lxxvii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare Registro 104 de Benefici diversi p. 90. Non ci è dato sapere se i Torlonia, abbiano effettuato delle nomine nel lasso di tempo che va dal 1832 al 1836, prima che l’eredità passasse nelle mani di Lorenzo Sforza. Si presume che alcune concessioni di cavalierato aurato siano state fatte per l’esistenza di un diploma relativo a quegli anni in possesso di una famiglia marchigiana. Non è altresì noto se il Duca Salvatore Sforza Cesarini si sia avvalso della facoltà di elargire alcuno dei privelegi negli ultimi anni della sua vita, ovvero dal 1829 al 1832, visto che nel Registro 105 – che non era esaurito - le ultime nomine risalgono proprio al 1829.
[lxxviii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Indice della Parte I, Vol. II, Casa Sforza, Descrizione di Libri Mastri, giustificazioni etc., esistenti in computisteria.

[lxxix] Amayden T., Storia delle famiglie romane, Roma, 1907; Bertini C. A. , Famiglie Romane: Cesarini, in Rivista Araldica, 1909, pp.47-52;   di Broilo F., Dell’origine degli Attendoli Sforza, in Rivista Araldica, 1911, pp. 400-403;  Del Pino A. , Sforza Cesarini,  in Rivista Araldica, 1905 pp. 372-374; de Zeininger H. C., Contribution  à l’histoire des comtes palatins du Latran, in Rivista Araldica 1937, p. 396 nota 3; de Zeininger H.C., Quesiti araldici: Conti palatini in Rivista Araldica 1937, pp.87-88; de Zeininger H.C., Contribution  à l’histoire des Ordres de Chevalerie pontificaux, in Rivista Araldica 1939, p. 175 nota 3; Carpaneto G.; Le famiglie nobili romane, Roma, Rendina ed., 2001, pp. (349)-358; Rendina C., Famiglie nobili romane, Roma, Newton Compton ed., 2006, vol.II, pp. (568)-569.

[lxxx] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare Registro 105 dei Privilegi, p. 68 n. 614

[lxxxi] Spreti V., Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana: Sforza Cesarini, pp. 306-308

[lxxxii] Bertini C. A., Famiglie Romane: Cesarini, in Rivista Araldica, 1909, pp.47-52; Del Pino A., Sforza Cesarini,  in Rivista Araldica, 1905, pp. 372-374

[lxxxiii] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare Registro 104 dei Benefici diversi, p. 90; A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Indice della Parte I, Vol. II, Primogenitura ed eredità., 1836 5 settembre: Posizione riguardante la transazione intervenuta tra il S. Duca D. Lorenzo Sforza ed il Duca D. Marino Torlonia…

[lxxxiv] Spreti V., Enciclopedia Araldico Genealogica Italiana: Sforza Cesarini, pp. 306-308.

[lxxxv] di Broilo F., Dell’origine degli Attendoli Sforza, in Rivista Araldica, 1911, pp. 401-403; Bertini C. A. , Famiglie Romane: Cesarini, in Rivista Araldica, 1909, p.49

[lxxxvi] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Registro 104 di Cavalieri, Protonotari e Dottori, contiene le nomine fatte tra il 1836 ed il 1841 da Lorenzo Sforza: 52 Cavalierati; 19 Dottorati ed 1 Protonotariato.

[lxxxvii] de Zeininger H.C., Quesiti Araldici: Conti palatini, in Rivista Araldica 1937, p.88.

[lxxxviii] Angeli L., Memorie storiche sull’antichità ed eccellenza dell’Ordine Aureato ossia dello Speron d’oro, Roma, ed. Antonio Mugnoz, 1841,  pp. 164 – 170:  Breve di Gregorio XVI …col quale si stabiliscono alcune cose sull’Ordine Equestre dello Speron d’oro; Giaccheri P., Commentario degli Ordini Equestri; Cuomo R, Ordini Cavallereschi antichi e moderni, Napoli, 1894, Vol. II pp. 746-751.

[lxxxix] Aloisio Lambruschini divenne Segretario di Stato nel 1836, dopo che dal 1819 era stato Arcivescovo di Genova, cfr.. Migne J.P., Dictionnaire des Cardinaux, Paris, 1857.

[xc] A.S.R., Fondo Sforza Cesarini, Parte I etichetta rettangolare, Busta 215

[xci] Un ulteriore provvedimento venne preso da Pio X che con Breve del 7 Febbraio 1905, cfr. Breve di S.S. Pio X sugli Ordini della Milizia Aurata di S. Silvestro e di Cristo, in Rivista Araldica 1935, p.239-242. Alcuni studiosi si confrontarono sull’interpretazione di questo Breve, vedi Arnone C. e de Zeininger H.C. in Rivista Araldica 1936, 1937, Quesiti Araldici: Conti palatini.

[xcii] Gheno A., Gli Ordini Equestri Pontifici, in Rivista Araldica, 1905, pp. 230-238; de Zeininger H. C., Essai sur l’ordre de l’Eperon d’or, in Rivista Araldica 1935, pp. 52-61; de Zeininger H. C., Contribution  à l’histoire des comtes palatins du Latran, in Rivista Araldica 1937; Arnone C., Ordini Cavallereschi e Cavalieri, Milano, Ciarrocca, 1954; Bascapè G. C., L’Ordine di Malta e gli Ordini Equestri della Chiesa nella storia e nel diritto, Milano, Ceschina, 1940

[xciii] In effetti gli ultimi privilegi di Cavalierato aurato concessi dalla Casa Sforza risalgono al 1841.

Gloria Salazar